13 maggio 2018

Loveless

Loveless di Andrey Zvyagintsev, 2017 , premiato a Cannes , nominato all'Oscar.





Ok, in Russia non si mangiano più i bambini ma non sono granchè migliorati

Commento provocatorio a parte, è giusto che io sottolinei in primis i tanti meriti di questo film, prima di esprimere le mie riserve. È giusto anche precisare che non ho visto altre pellicole del regista perciò la mia opinione si limita a questa visione.

- Il film è un'opera di tutto rispetto , ambisce al Cinema d'arte e d'autore e ne ha tutte le qualità fondamentali.

-Regìa impeccabile, matura e magistrale , fotografia e scenografia curatissime e coerenti con ciò che si vuole comunicare. Punto di vista della narrazione (cinicamente distante dall'oggetto narrato) mantenuto senza cedimenti e con grande stile. Sceneggiatura e dialoghi scarni quanto efficaci.

-C'è innegabile e chiaro talento. E la pellicola arriva al pubblico senza mezzi termini , coinvolge emotivamente senza scampo. Angoscia,  indignazione e  raggelante disagio colgono lo spettatore. Il regista si fa capire e sa comunicare  con gran sicurezza e chiarezza.

-Alcune scene e riprese sono assolutamente indimenticabili : Alexey nel bagno dietro la porta, il condominio-formicaio d'altri tempi (e fasti) con la bandiera in mezzo al cortile, l'urlo-sirena della volontaria in mezzo al bosco (Aaalyyyoooshaaa !) , i manifesti con la foto dello scomparso presto scoloriti e deteriorati,  la natura ghiacciata ed agghiacciante che apre e chiude il film, Zhenya sul tapis roulant con una tuta da campionessa olimpica. E molto altro.


Eppure questo film soffre di limiti non trascurabili , che personalmente non riesco a non notare

Più che la storia di una coppia  disastrata e deprecabile è un ritratto sociale di una Russia moderna dal punto di vista del regista.
Tutti e tutto sono "loveless" : mancanti d'amore, empatia, cinicamente privi di umanità. Anzi, persino pieni di agghiacciante indifferenza e di rabbia. I genitori, la nonna, le forze dell'ordine, la società intera. A 360○. Senza scampo o speranza di agnizione o miglioramento.
"Loveless"  (mancanza d'amore e perfino fastidio) è anche ciò che il regista prova per la sua Russia. Più che denuncia sociale, critica , dissenso ciò che mi colpisce in Zvyagintsev è il pessimismo assoluto che si coniuga col rifiuto.

Ogni singola cosa o personaggio è metafora e simbolo sociale.
I personaggi non hanno vita al di là di ciò di cui sono simbolo,  incluso Alexey stesso, la cui assenza è la più grande metafora di tutte : è l'innocenza perduta di una società agonizzante pregna di egocentrismo e brutalità.

C'è troppa generalizzazione, semplificazione e metafora forzata.
Nonna = orrida strega stalinista che sta morendo in solitudine e rabbiosa decadenza ma senza pentimenti. La generazione precedente.
Padre = la Chiesa ortodossa , ipocrita , rigida, perbenista e dannosa. No aborto ,no divorzio, famiglia obbligatoria,  poi i figli li sperdono o li buttano malamente nel box .
Madre = non ama nessuno se non la propria immagine. Selfie, fitness, posizione sociale.
Giustizia = mbè, non c'è crimine (i genitori non hanno ammazzato Alyosha) quindi va già bene così.
La crisi ucraina in tv = che problema! Ma a nessuno degli spettatori sul divano di casa importa un fico secco. Zapping fra il meteo (sempre neve e gelo) e qualche pallosa menata moralista e tutto è ugualmente indifferente.



Alla faccia del pessimismo storico !  Qui Zvyagintsev è tantino catastrofico.
A sentire lui , in conclusione, in Russia non si mangiano più i bambini ma non sono granchè migliorati.

Io della società russa odierna non so, ma dopo la visione di Loveless sento il desiderio di ascoltare anche un altro punto di vista, un'altra campana.

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